LE SCELTE ECONOMICHE NON SONO INDISCUTIBILI E DEVONO ESSERE FATTE GUARDANDO AL BENESSERE COLLETTIVO.

L’economia non è una cosa naturale che, attraverso le leggi del mercato, governa nel miglior modo possibile la vita degli uomini. L’economia è invece il frutto di scelte fatte dagli uomini. Bisogna quindi intervenire con decisione per far si che al centro dell’iniziativa economica e politica vengano posti gli uomini e le donne e non gli interessi materiali di una minoranza. Questo fondamentale concetto viene trattato diffusamente anche in altri documenti presentati in questo incontro. In questo documento noi vogliamo richiamare alcuni elementi riferiti alla nostra realtà locale e poi formulare alcune richieste concrete alla futura amministrazione provinciale.

Anche nella nostra provincia le difficoltà economiche incominciano a farsi sentire e c’è il rischio reale che i costi vengano scaricati soprattutto sui lavoratori sia attraverso la perdita del posto di lavoro sia con la messa in discussione dei diritti fondamentali.

La disoccupazione in provincia si è attestata al 3,1% nel 2003. Questo dato non può però farci dimenticare che soltanto nella zona di Cuneo sono in pericolo diverse centinaia di posti di lavoro e che le previsioni formulate dagli industriali locali sono tra le peggiori degli ultimi anni. Per quanto riguarda le assunzioni dobbiamo rilevare che nel 2002 e nel 2003 oltre l’82% delle assunzioni in provincia di Cuneo sono state effettuate con un contratto a tempo determinato

Le ricette applicate negli ultimi anni hanno contribuito a determinare questa situazione. Pensare di risolvere problemi complessi attraverso la riduzione dei costi e l’aumento della precarietà si è rivelata una scelta perdente. Infatti, non è possibile per un apparato produttivo come il nostro pensare di vincere questa sfida attraverso la riduzione del salario e non puntando decisamente verso la ricerca e le innovazioni. Il tessuto produttivo provinciale è formato da molte piccole e medie aziende e quindi è ancora più importante il ruolo che possono svolgere, a questo proposito, gli enti locali e le forze economiche e sociali.

Noi crediamo che sia indispensabile che anche gli enti locali, a partire dall’amministrazione provinciale, lancino chiari segnali che vadano nella direzione di una valorizzazione del lavoro e dei lavoratori e siano dei segnali inequivocabili verso un diverso tipo di sviluppo.

Potrebbero essere molte le cose da dire a questo riguardo e ci sarà tempo per farlo. Come prima cosa noi crediamo sia importante chiedere alla prossima amministrazione provinciale di adoperarsi affinché il lavoro ritorni ad occupare il ruolo che gli viene assegnato dalla costituzione italiana.


IL LAVORO NON E’ UNA MERCE

Il diritto al lavoro é un diritto fondamentale posto alla base della Costituzione Italiana, e quindi il lavoro non può essere trattato come una merce al servizio della produzione.

Le ultime leggi votate dal parlamento vanno però in un’altra direzione. Diventano centrali le leggi del mercato e tutto deve essere funzionale all’accumulazione ed alla crescita economica, senza che nessuno valuti le conseguenze che queste scelte avranno sulla vita di milioni di donne e di uomini, soprattutto delle fasce più deboli.

A questo riguardo crediamo sia fondamentale operare affinché l’applicazione del decreto legislativo 276/2003 (chiamata impropriamente legge Biagi) avvenga con una grande attenzione verso i valori e le necessità di cui si parlava. Per chiarire nel modo più dettagliato possibile quali sono gli impegni che secondo noi l’amministrazione provinciale deve assumere se vuole lanciare un segnale chiaro che vada nella difesa del valore del lavoro e contro la precarizzazione delle condizioni di vita di moltissimi uomini e donne abbiamo diviso le questioni in alcuni capitoli.


1. In merito alle agenzie di intermediazione di manodopera


premesso che



considerato che



si ritiene che



si richiede all’amministrazione provinciale di:


2. In merito alle funzioni della provincia come “datore di lavoro” e come “committente” di lavori”


premesso che



si ritiene che


per queste ragioni, le amministrazioni pubbliche debbano adottare provvedimenti amministrativi e misure organizzative improntate ad evitare che si abbassi la qualità del servizio e delle condizioni di dignità e di sicurezza dei lavoratori interessati, rinunciando ad utilizzare direttamente quelle forme di rapporto di lavoro caratterizzate dalla impossibilità per un essere umano di migliorare professionalmente e nella propria personalità e socialità e della insicurezza crescente, che penalizzano i diritti e non combattono il lavoro nero;


si richiede all’amministrazione provinciale di:




3. In merito all’impiego di lavori svolti tramite contratto con imprese d’appalto


premesso che


il ricorso a lavori in appalto dovrebbe riferirsi a lavori specifici, non continuativi e ripetibili a distanze di tempo lungo;


si richiede all’amministrazione provinciale di:



4. In merito all’inserimento persone svantaggiate


premesso che



si ritiene che


questa sia una politica sbagliata, e controproducente, sul piano occupazionale e sociale poiché sancisce una ghettizzazione delle persone svantaggiate, escludendole da ogni prospettiva di lavoro “normale,.


si richiede all’amministrazione provinciale di:




5. In merito alla certificazione.


premesso che



considerato che


tale scelta che punta all’individuazione “costrittiva” dei rapporti di lavoro e che la sede sede di certificazione potrebbero essere anche le Province,


si richiede all’amministrazione provinciale di